La marea

L’asse terrestre è una spada piantata dritta nel fianco, distanze siderali che mi separano dall’odore di lavanda e dalle sue risate chiare al mattino.

Bevo la calma col contagocce un lunedì blu, che decide di detonare nella mia minuscola stanza segreta, dove unisco i puntini per perderti.

Sporco di sabbia e ricordi le pagine vecchie dei libri, sputo le foglie dei fiori che non mi hai regalato e rimpiango petali impiccati in aprile.

La marea che si alza ha le mutande bagnate, le mani sporche, le notti bugiarde. Puzza di fiumi arrugginiti e di uomini immobili. Trascina via le mie lune come fossero calici di vino di una ragazza qualunque.

Eppure oggi tutto piange e sanguina e io ho smesso di bere dalla tua bocca.

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