Copri (il) fuoco

Lo copri con questa pioggererellina sottile che si nasconde ogni volta che esco di casa per venirti a cercare con borse di cotone piene di verdure, a cuocere via i gradi alcolici del nostro tempo insieme.

Lo copri con pentole dal fondo nero e graffiato, dove inventi sapori vecchi e nomi nuovi che danno al mio corpo lo spessore della presenza e dei sorrisi su cui dimentico i vuoti indicibili delle metropolitane.

Lo copri con le mani aperte sulla mia schiena nuda, stese davanti a candele viola di lavanda accesa che infiammano una notte dopo l’altra le ore disarticolate di quest’inverno ancora da scartare.

Lo spegni stasera sull’asfalto di un incrocio deserto, abnorme, che sorvolo sorretta da una corda nera e da un terrore antico. Sola, nella città spogliata dalla pioggia, dalla legge, da un male invisibile che mette addosso maschere e non fa altro che smascherare – sola- torno indietro con la mia carrozza diventata zucca, con la mia zucca diventata acido. Oltrepasso binari, orizzonti, saracinesche e tendo i sensi alla notte, tutti e sei, come una volpe che si mette in salvo.

A guardarti bene, vicino a quel fuoco, verrebbe da credere che sei sincero. Ma certo nessuno ti ha mai dato la caccia, di notte. Altrimenti adesso non avrei tanta paura.

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