Radici

Mi sale la febbre dal profondo delle radici e incendia il corpo di una malattia antichissima, rossa. Ha i colori dell’autunno tra i filari di viti, l’odore del tuo corpo che si trasforma sotto la luna piena, il suono delle campane che sfuggono eterne al coprifuoco.

È una febbre clandestina, immediata. Assomiglia al nostro viaggio dritti al niente. In mezzo a santi, streghe e morti, io e te siamo in piedi davanti a uno specchio d’acqua detto mare per cercarci dentro la risposta giusta, con le mani piene di domande sbagliate.

Una candela bianca brucia l’aria nella stanza fino a farmela mancare. Si consuma lentamente, senza affievolirsi nemmeno un istante. Sottrae respiri alla tua bocca spalancata che mi attacca fuori tempo, in lotte territoriali che riportano te agli arcieri, me ai fanti.

È come rompere il sigillo di una lettera che arriva da vite passate.

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