Mi hai stretto un filo di cotone azzurro ai polsi – come se fossimo innocenti – e mi hai chiesto di chiedere al cielo tre sogni.
Non ho fatto in tempo a portarti fiori in aprile, a toglier via l’amore dai cassetti prima che svuotassi il mio ricordo in strada.
La felicità mi tira al guinzaglio in frazioni di mattino. Il resto del tempo è la fusoliera accecante di un aereo che cerca sempre di tornare all’inizio.
Dici che presto diventerò invisibile, tanto pesano questi pezzi di me che non fanno altro che staccarsi. Mi fanno male parole che non esistono.
Hai firmato con un bacio la tua ultima bugia. Per te la distanza di sicurezza è un trucco da indossare a ore, ennesima droga per cui ti perdo, stavolta diurna, stavolta capace di trasformarci l’uno nell’altra.
Capace di tenerti a salvo dalla verità. Capace di portarmela via.
Il sale è bianco anche nei mari che non conosco. Disegna labirinti sulla pelle. Secca stanotte il bisogno di innamorarmi ancora di una tua fotografia. Di schiena, con le scarpe in mano.