Ferragosto

Quella mattina che m’hai lasciato sola davanti a un fuoco spento,
immune di fronte al tuo contagio,
io
ho smarrito
la strada.

Ho perso i giri asimmetrici
che fanno le stelle a San Lorenzo
per bombardare i campi di ulivi
al centro della Toscana,

la curva dritta della Via Lattea
che inizia sul tetto di una casa italiana nel silenzio del suo unico desiderio,

i miei desideri ripetuti al cielo e
alle stelle come preghiera atea di chi non sa togliersi di dosso l’anima,

le linee degli alberi, un giorno semi, che portano il peso e l’amore di date troppo vicine quando le scrivo vicine.

Affondo i sorrisi uno a uno,
come mareggiata
trascino via resti d’estate,
e assomiglio sempre meno
a ciò che mi rende migliore di te.

La nostra canzone suona di nuovo dalla mia finestra aperta,
anche ora che cambio pelle,
anche ora che cambio finestra.

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