Dolce morire

il

Aprile sono i campi di papaveri che non vedrò, i giorni lenti che ho messo in fila dietro a una finestra, le file a distanza di sicurezza, l’insicurezza che come acqua s’infiltra nelle pareti della tua stanza e ti annega le notti.

Aprile sono le valigie che chiudo per cambiare casa per sempre, le valigie che lascio a casa prima di chiudere la porta e correre da te, la speranza che un tuo abbraccio possa bastare a coprirmi gli occhi dal vento.

Aprile è mangiare sale senza vedere mai il mare, dormire vicini senza toccarsi, camminare cento chilometri in solitaria rimanendo fermi in quella stanza dove ti ho toccato per l’ultima volta e tu chissà se mi riconoscevi.

Aprile è il desiderio che arrivino le rose di maggio, le mie gambe che corrono come se il passato m’inseguisse ancora, le tue sbarre che crollano sul mio sorriso e lo imprigionano all’alba di un venerdì.

Ogni notte, prima di addormentarmi, mi chiedo se tu verresti a prendere me. È da sveglia che ti sto aspettando.

Lascia un commento