Ora illegale

Ci sono notti così liquide che nemmeno la carta le può assorbire. Ne ricordo una a giocare d’azzardo con il sole e con la pioggia. A puntare sul nero, è finita che ho ingannato i tarocchi. Tra tutte le isole, ho preso quella più scura e ho creduto di saperci tornare. Non ho mai raccontato a nessuno cosa mi ha detto il croupier prima che lasciassi il tavolo. Certi segreti possono far male al mare.

Non ho mai raccontato nemmeno della mastika sul copridivano, secoli prima di innamorarmi. Della Divina Commedia che abbiamo ballato fino al mattino quella volta che ci siamo scambiati le scarpe. Di un ristorante indiano in cui ho capito di aver barato e di averti perso. Del sorriso minuscolo che ti è scappato via dalla bocca ieri notte, nel perimetro vigilato della nostra libertà online che sa di bollicine e voglia di baciarti fino in fondo ai polmoni malati.

Illegale è quest’ora che illumina forte un pezzo di muro nella mia stanza, un’ora prima del solito. Illegale è l’aria fuori dalle finestre, vuota d’inverno e di rondini. Illegale è la riva del mare, è la tua bicicletta in una metropoli deserta, sono le promesse che continuiamo a farci di notte per romperle di giorno. Conservo ancora monete straniere, come amuleti per sconfiggere il tempo.

Il mio ultimo desiderio, se questa condanna fosse a morte, avrebbe la luce del mattino presto, la forma di una porta blu che si apre in direzione dell’acqua salata e del caffè amaro. Cento passi sui sassi per arrivare a sedermi al tuo fianco. Per dirti che ho truccato le carte ma che non è servito a niente.

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