San Giovanni

Ho bruciato la notte su un letto di fiori gialli, piccolissimi, ascoltando gli inganni scoppiare uno ad uno fuori dalle finestre chiuse, come le granate che incendiarono i ponti della nostra città quando tu ti mettevi in fila per un poco di pane, e scrivevi lettere piene di promesse e speranza, e ricevevi lettere piene di amore e censura.

La luce del mattino ha infranto i cristalli in pianti di arcobaleno e la verità ha cambiato per sempre volto e colore. Dal viso di un uomo magrissimo sono spariti i riflessi del blu oltremare, spenti in silenzi carichi di melma e bugie. La voce dolce di una donna buona ha azionato l’ordigno dell’apocalisse, senza istruzioni per fare marcia indietro.

Non riesco a ricordare da quanto tempo mancate. La precisione dei miei calendari diventa un disegno confuso di assenza e fiori che si seccano e poi tornano a sbocciare, aggrappati alla collina su cui passegiavamo mano nella mano e che molti anni dopo, che molti anni fa, ho spiato di notte in un luogo segreto che non si può raccontare.

Se solo sapessi ricordare la strada per tornare indietro, per sedermi di nuovo davanti a quel fiume, dove si buttava via il passato e lo si guardava scorrere via, dentro scatole di cartone in fiamme, sul solco dei barcaioli che avevano salvato vite attaccate alle gonne, sulla scia delle lucciole nelle notti di giugno. Se solo potessi dirti che quest’anno, finalmente, il cielo è più bello.

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