Mi prende un silenzio profondo come l’oceano e mi circonda senza soluzione di continuità, come acqua intorno a un’isola.
Mi trincera in pezzetti di terra minuscoli, dietro vetri che creano inganni interminabili nelle notti vuote di suoni.
Mi isola per terra e per mare, strappandomi di bocca le ultime parole possibili, per regalarle al primo sconosciuto che le butterà via.
Non mi ha detto nemmeno il suo nome, ma conosce il colore delle mie coperte, la linea delle mie spalle, i tempi dei miei sorrisi.
Ignora però il profumo d’ambra e di muschio ai polsi, le attese con il rossetto in bocca, i biglietti aerei obliterati in una mezza giornata.
Ignora il timbro del mio cantare, i libri inconfessabili, l’ironia della sorte che l’ha voluto su un ramo per settimane a vegliarmi i silenzi.
Alla fine, nella danza delle mani che inventano un ritmo comune, non riesce a vedere che un rettangolo di donna nuda.
E rimane muta la mia risata bella.