Alle porte di Soho ho pagato pegno per passare, un fiorino che mi riportava a casa, un doblone che ti riportava a me. Non esistevano palazzi alle sei del pomeriggio, ma cielo grigio e vento e persone appoggiate sull’architettura tutto intorno, quella che uscirà dalle tue mani.
Ho guardato la sera con due paia d’occhi, per incastrare il reale e il possibile, poi sono finita a sedere sui triangoli del Tamigi, che sono rettangolari e troppo lontani da Ponte Vecchio.
Ho preso una frase in mano che diceva sono così felice che potrei morire e con un ago l’ho infilata sottopelle. I crepuscoli si allungano fino a toccarsi la schiena. La notte sta per finire mentre aspetto il solstizio. Mentre aspetto che questo solstizio si porti via il nero di tutte le notti e di tutti i vestiti nel mio zaino.