Ad Amsterdam le botte di freddo sono l’unico ritmo che ha il tempo, impassibile e sordo. Le ore si distendono lungo i canali, come se avessero dipinto le strade di bianco, apposta per noi, appena un attimo prima di girare lo sguardo. Il sole ha senso solo nella primavera che entra dalla finestra della camera otto.
Il viaggio è arrivato a sovrapporsi al viaggio. Si è steso sul letto del mio stomaco che sentiva per primo arrivare i mutamenti. Il sangue battere in ritirata, un rumore di formiche che scappano verso il formicaio, come la terra fosse la pelle. Gli occhi che diventano pozze di petrolio nero, incapaci di misurare la profondità degli spazi.
“Sembri la Madonna”, dicevi, mentre il tuo amico non diceva più niente, e tutti camminavamo sotto la pioggia ghiacciata d’Olanda, calpestando i girasoli di Van Gogh e il marciapiede bagnato.
E poi ripenso alle ragazze che si innamorano della situazione.